Interno del nuovo Oratorio
ORATORIO ALLA B.V. MARIA - A LAGAZZANA -
COSTRUITO AL POSTO DELL'ORATORIO DELLA B.V. DEL CARMINE
l'Oratorio oggi l'Oratorio ricostruito dopo la guerra anni 50

L’ORATORIO DELLA B.V. DEL CARMINE
A LAGAZZANA

di Giampaolo Arienti

      L’odierno oratorio del “fondo di Gaggio” o della “Lagazzana”, ricostruito nel dopoguerra, ha avuto un illustre predecessore risalente al diciottesimo secolo. La notizia è di fonte sicura e si trova nell’archivio parrocchiale di Gaggio.
      A pagina 60 del registro dei defunti n. 2, è registrato quanto segue:
“ 7 octobris 1737
Ill.mus et excell.mus advocatus Flavius Gini, natus in hac parochia SS. Michaelis et Nazarij Gadij, in hac obijt in communione S.M.Ecclesie, etatis annorum 56, SS. Sacramentis munitus, cuius corpus sepultum est in sepulchre quorum maiorum die et mensis supradicti.
                               Petrus Antonius Capponi archipresbyter.”

      L’illustrissimo ed eccellentissimo avvocato Flavio Gini apparteneva ad una facoltosa famiglia gaggese che aveva dimora in “fondo di Gaggio”, nella stessa corte su cui si affacciava anche il palazzo di un’altra famiglia importante, gli Zappoli, con i quali, in tempi successivi alla morte dell’avvocato, i Gini s’imparentarono.
      Per comprendere l’origine dell’oratorio, è interessante leggere ciò che scrive l’arciprete don Capponi in calce alla registrazione dell’avvenuto funerale:
“Il detto ill.mo Sig.re avvocato,nel suo testamento rogato per li SS. il Sig.re Giuseppe Colli notaro collegiato di Bologna et il Sig.re Ercole Agesilao Bertolini notaro, ordinò che l’Arciprete pro tempore di Gaggio fosse protettore e visitatore del suo oratorio, quale à dì 22 di settembre 1737 fu benedetto da me infrascritto, secondo la commissione speditami dall’Ill.mo e Rev.mo Monsignore Vicario Generale, come nelli atti del Sig.re Antonio Nanni notaro del foro arcivescovile di Bologna”.
      Lo stesso parroco, oltre a precisare quando fu benedetto e aperto al culto l’oratorio, aggiunge anche le modalità volute dal testatore per l’officiatura dello stesso:
“…e che esso Sig.re Arciprete pro tempore debba due volte l’anno prestarsi a visitare suddetto oratorio, et osservare se sijno ben conservati li muri et il tetto di suddetto oratorio come ancora le sagre supelettili e se sij adempito il legato d’una Messa la settimana da celebrarsi in suffragio del suddetto ill.mo Sig.re Avvocato nella medesima capellina e per ciascheduna di dette due visite ordinò fossero date all’Arciprete £ 2,10. Parimenti dà facoltà all’Arciprete pro tempore d’invitare tutti i RR. Sacerdoti esistenti in questa comunità acciò vadino a celebrare la S. Messa nella suddetta capellina il giorno della Beata Vergine de Monte Carmelo, alla quale è dedicato esso oratorio, e per elemosina della S. Messa si debba dare alli RR. Sacerdoti £ 1 a riserva del Diacono e Suddiacono e mastro di cerimonie alli quali si devono dare £ 1,5, compresavi però l’elemosina della Messa, et all’Arciprete pro tempore per la Messa solenne £ 5, et alli chierici la solita recognizione; di più ordino fosse dato alli suddetti RR. Arciprete e Sacerdoti e chierici un pranzo frugale nel medesimo giorno della festa della Beata Vergine del Carmine e dato il caso che li suoi eredi non invitassero il Sig.re Arciprete e li RR. Sacerdoti dà facoltà all’Arciprete d’andare a fare la festa e di fare le spese suddette dando al medesimo l’autorità di prevalersi sopra li beni e frutti di esso testatore, senza alcuna ferma o atto di giustizia per quanto potrà importare la spesa fatta in detta funzione”.
      Dalle volontà testamentarie che impegnavano l’arciprete al controllo della manutenzione dell’edificio e lo vincolavano alla celebrazione settimanale della Messa, si può desumere che l’oratorio fosse frequentato, ben curato e conservato, almeno finchè la famiglia Gini (successivamente Zappoli Gini) ne mantenne la proprietà, avendo il domicilio e gli interessi in paese.       Se si fa fede ad appunti lasciati da mons. Meotti che si riferiscono all’anno 1905, negli inventari esistenti nell’archivio arcivescovile di Bologna risulterebbe che negli anni 1792 e 1812 un certo Paolo Zappoli Gini fosse compadrone della chiesetta; non si sa chi fossero gli altri compadroni, ma è presumibile si trattasse degli eredi delle due famiglie. Lo stesso monsignore ci ha lasciato la planimetria dell’edificio e le misure dello stesso dalle quali si può intuirne le dimensioni che non erano certo trascurabili e nemmeno comparabili con quelle dell’oratorio attuale.
schizzo della pianta dell'Oratorio della B.V. del CARMINE anno 1920       Si ha ragione di credere che negli anni successivi al 1812, data dell’ultima inventariazione da parte della curia, l’edificio sia stato lasciato deperire, probabilmente a causa della scomparsa da Gaggio dei propietari.
      Solo nel 1920 si ha di nuovo notizia della chiesetta e sempre da uno scritto di don Meotti datato 19 settembre. Si tratta degli appunti per l’omelia che monsignore tenne in occasione della riapertura al culto dell’oratorio della B.V. del Carmine a Lagazzana. Da questo documento apprendiamo che le spese per i lavori di restauro erano state sostenute dal proprietario dott. Lavoro Amaduzzi quale erede del padre suo Medardo, già segretario comunale di Gaggio, il quale l’aveva acquistato all’asta “per non avere i padroni antecedenti [eredi Zappoli Gini] soddisfatto le imposte”. Se si considera che Medardo Amaduzzi fu nominato segretario del Comune nel 1880, si può ragionevolmente ipotizzare che l’acquisto avvenne tra gli ultimi anni dell’ottocento ed il 1912, data della sua morte. Si può capire allora che nel 1920 l’edificio avesse bisogno di restauri, probabilmente anche onerosi.
      Undici anni dopo don Oreste Marchi, successore di mons. Meotti, scrive: “ Nell’oratorio della B.V. del Carmine alla Lagazzana celebrai la S. Messa il 21 maggio 1931. In seguito non si è più celebrato in attesa di restauri necessari”.
      Da quanto lasciano capire gli appunti dei due sacerdoti, si intuisce che le volontà testamentarie dell’avvocato Flavio Gini da lungo tempo non erano rispettate, probabilmente perché dalla prima metà dell’ottocento non esisteva più in paese chi avesse il compito di sostenerle economicamente e di farle rispettare, cioè gli eredi Zappoli Gini. Né i proprietari successivi potevano sentirsi obbligati ad impegni assunti da altri. Fatto sta che l’oratorio veniva officiato in rare occasioni, probabilmente solo il giorno delle rogazioni, quando l’immagine della Madonna veniva portata da Masonte a Lagazzana, come accade ancora oggi.
      Poi ci fu il conflitto mondiale e come accadde a quasi tutti gli edifici del fondo di Gaggio, anche l’oratorio fu danneggiato dalle cannonate. Sempre don Marchi ci informa che “nell’agosto 1944 i sigg. Amaduzzi proprietari, hanno fatto togliere l’ancona. Il parroco ha chiesto gli sia consegnata la pietra sacra da custodire in archivio, ma è mancante delle reliquie. Nell’oratorio i militari hanno depositato materiale”.
      Qualche anno dopo il termine della guerra, l’amministrazione decide di allargare la piazza antistante l’edificio comunale, di abbattere l’oratorio, o ciò che di esso rimane, e di erigere il muraglione in bozze di sasso sul confine dell’allora caserma dei carabinieri con la minuscola cappellina sul lato sud. E’ sempre don Marchi che in data 1° gennaio 1950 lo attesta: “Nell’anno 1949 detto oratorio è stato completamente soppresso per l’ampliamento della piazza antistante la casa comunale e si è ex novo costruito una edicola o tempietto sacro dedicato alla B.V. Maria.
      Non ha la capacità di un altare per la celebrazione della S. Messa. Servirà per una sosta in occasione di processioni. La proprietà è passata dalla famiglia Amaduzzi alla famiglia Pucci Luigi”. E così, oltre all’edificio, si perde anche la dedicazione alla B.V. del Carmine.